Chieti, 6 marzo 2026 – Parte domani, nella Casa Circondariale di Chieti, il corso di scrittura creativa “Il Racconto”, un progetto formativo rivolto ai detenuti adulti interessati a scoprire la scrittura come strumento di espressione, riflessione e crescita personale. L’iniziativa si inserisce tra le azioni promosse nell’ambito del programma “Chieti Città che Legge”, di cui il carcere è uno dei firmatari del Patto per la lettura del Comune di Chieti. Il corso, che si svolgerà fino al mese di maggio, prevede dieci incontri della durata di due ore ciascuno e sarà condotto da Kristine Maria Rapino, editor e docente di scrittura creativa, già attiva nella formazione narrativa e nel mondo editoriale. L’obiettivo è accompagnare i partecipanti nella scoperta della forma breve del racconto, dalla nascita dell’idea narrativa fino alla revisione finale, attraverso lezioni teoriche, esercizi di scrittura guidata e momenti di confronto collettivo.
“La lettura e la scrittura sono strumenti di libertà e di crescita personale – dichiara il sindaco di Chieti Diego Ferrara – e il fatto che la Casa Circondariale sia tra i firmatari del Patto per la lettura dimostra quanto la cultura possa essere una leva importante anche nei contesti più complessi. Questo corso rappresenta una delle azioni concrete di “Chieti Città che Legge”: un progetto che vuole portare i libri e le storie ovunque ci sia bisogno di aprire spazi di pensiero, dialogo e opportunità”.
“Lieta dell’adesione del Carcere di Chieti al Patto comunale per la lettura, mi preme ringraziare il Direttore Pettinelli che ha subito fatto propria la nostra proposta – aggiunge la consigliera comunale Barbara Di Roberto, promotrice, con il Patto, delle azioni di “Chieti Città che Legge” – . Il progetto di un corso di scrittura creativa all’interno della Casa circondariale è un’iniziativa che tende a promuovere la diffusione del libro e della lettura, anche in luoghi cosiddetti “non convenzionali”, secondo la mission del Cepell. Sono molto grata soprattutto a Kristine Maria Rapino, scrittrice teatina di indiscusso talento che, con grande passione e rara delicatezza umana, ha ideato ed organizzato il corso che prende il via oggi a Chieti e che può considerarsi come una buona pratica da replicare in più Istituti penitenziari abruzzesi. Questo progetto mi rende particolarmente orgogliosa perché coniuga la promozione della lettura in città, con la funzione trattamentale della lettura dentro un’altra propria città, il cosiddetto “pianeta carcere”, facendo di Chieti un’unica e unita “Città che legge”.
“Il carcere non è nuovo a esperienza con “il mondo di fuori” – sottolinea il direttore Pettinelli – perché è nostra ferma convinzione che debba essere anche un luogo di opportunità formative e di crescita personale. Questo corso riguarda la popolazione carceraria femminile e muove i suoi primi passi a Chieti, grazie anche al sostegno di realtà del territorio, come società Luma Srl di Lucio Finucci e Marco Molinelli che ringrazio. Iniziative come questa dimostrano quanto la collaborazione con il territorio e con il Comune possa creare percorsi utili per le persone detenute, offrendo strumenti culturali che aiutano a sviluppare consapevolezza e competenze e nuove strade”.
“Quando, con grande sensibilità, la consigliera e curatrice di Chieti Città che legge Barbara Di Roberto mi ha lanciato questa proposta, ho riconosciuto subito il valore dell’iniziativa e ne ho condiviso gli intenti – riferisce la scrittrice Kristine Maria Rapino – . La ringrazio per avermi coinvolta. La scrittura non può prescindere dall’impegno etico e sociale. Non è maquillage. Deve restare nelle crepe, dove la narrazione si fa più urgente. Diventa uno strumento di conoscenza di sé — tanto più necessario dove il tempo è sospeso e le identità rischiano di irrigidirsi — ma non si ferma al perimetro individuale. Insegna a stare al mondo insieme agli altri. Scrivere serve a riconoscersi simili, anche quando le storie divergono. Scardina barriere, mette a nudo i pregiudizi. La parola diventa, così, lo spazio attraverso cui far passare i fili di una trama che può continuare il suo corso, anche quando sembrava interrotta. Una città che legge esiste per questo: aprire varchi”.


