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L’8 marzo non è festa ma rivendicazione: Pescara scende in piazza

Marta Rosati di Marta Rosati
5 Marzo 2026
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Pescara. Domenica 8 marzo 2026, ore 10.30. Piazza Salotto nel segno della lotta femminista, transfemminista e intersezionale; associazioni, attiviste, attivisti e realtà territoriali attraverseranno il centro della città con un corteo da Piazza Salotto raggiungerà Piazza Sacro cuore, dove seguiranno interventi per celebrare la Giornata Internazionale della Donna.

Il filo conduttore e dibattito cogente della mobilitazione è il tema del consenso, per contrastare il DDL Stupro, la proposta di legge parlamentare che riaccende la discussione sui limiti normativi e culturali della definizione della violenza sessuale in Italia.

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Il consenso non è una parola neutra, è lo svuotamento del valore del concetto di consenso, è una scelta politica che protegge un ordine sociale fondato su gerarchie di genere, razza, classe e orientamento sessuale, il corteo è un’azione per rivendicare il diritto all’autodeterminazione corporea é un atto di denuncia, perché la violenza sessuale e di genere, non è un’eccezione individuale ma un meccanismo strutturale di controllo.

La manifestazione intende essere uno spazio di convergenza per tutte le soggettività che subiscono l’assenza di un riconoscimento del proprio consenso: donne, persone LGBTQIA+, persone trans e non binarie, persone “razzializzate”, persone con disabilità, persone migranti e in condizioni di marginalità economica.

Uno dei punti centrali del DDL stupro che viene rifiutato è il pensiero che si nasconde dietro la “cultura della prova e della rispettabilità”, un sistema di pregiudizi e discriminazioni che non ascolta la volontà delle vittime ma ne valuta la credibilità sulla base di parametri disuguali. Chi non rientra nei modelli di rispettabilità, chi non parla la lingua giusta, chi non ha accesso a reti di protezione, chi non viene percepito come innocente è chi paga il prezzo più alto.

Le organizzatrici e gli organizzatori sottolineano che la lotta per il consenso è inseparabile da quella per i diritti economici e sociali: senza indipendenza economica e senza leggi che garantiscano reale parità di genere, il consenso rimane un principio formale privo di sostanza.

Così ricordano che le politiche di morte imperversano con una violenza brutale, attraverso l’affermazione della cultura dello stupro e della guerra permanente, che colpisce prima di tutto donne e bambini, in Iran, in Palestina, in Sudan, in Ucraina, in Libano e in tutte le zone di guerra.

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