Pescasseroli. Quando la natura non va in letargo: storia di una famiglia di orsi. Mamma orsa e i suoi cuccioli in giro per i paesi.
Nelle ultime settimane una femmina di Orso bruno marsicano è stata avvistata più volte mentre si sposta con i suoi tre cuccioli di circa un anno tra i territori del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e del Parco Nazionale della Maiella.
Un comportamento che sta attirando l’attenzione di residenti e operatori dei parchi: la famiglia di orsi non è rimasta in tana per il tradizionale letargo invernale e continua a muoversi tra boschi, vallate e, talvolta, anche nei pressi dei centri abitati.
Durante queste incursioni sono stati segnalati alcuni danni soprattutto a pollai, piccoli allevamenti familiari, apiari e orti, tipiche fonti di cibo facilmente accessibili per un animale in cerca di energia. Non si tratta di un comportamento del tutto anomalo, ma è un fenomeno che negli ultimi anni si osserva con maggiore frequenza.
Come ha spigato Il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il letargo degli orsi non è un meccanismo identico per tutti. Negli inverni più rigidi, gli orsi tendono a entrare in tana tra novembre e dicembre, riducendo drasticamente l’attività fino alla primavera. Tuttavia, quando le temperature restano relativamente alte e il clima è instabile, alcuni individui possono ridurre la durata del letargo o interromperlo temporaneamente.
Gli inverni sempre più miti, osservati negli ultimi anni lungo l’Appennino, stanno influenzando anche i ritmi di specie simbolo come l’orso marsicano. In queste condizioni: alcuni orsi restano in tana ma si risvegliano prima, altri escono temporaneamente durante l’inverno. Alcuni, soprattutto femmine con cuccioli, possono non entrare in letargo completo.
La necessità di trovare cibo per sostenere sé stessa e i piccoli può spingere una madre a rimanere più attiva del solito.
L’orso bruno marsicano è una delle sottospecie di orso più rare al mondo. Vive quasi esclusivamente nell’Appennino centrale e la sua popolazione è stimata in circa 50-60 individui, concentrati soprattutto nell’area del Parco d’Abruzzo e nelle zone limitrofe.
Proprio per questo ogni femmina con cuccioli rappresenta una risorsa preziosa per la sopravvivenza della specie.
I tre giovani che oggi seguono la madre sono nati probabilmente l’inverno scorso e resteranno con lei ancora per diversi mesi, imparando a muoversi nel territorio e a cercare cibo.
La presenza di orsi nei pressi dei centri abitati non significa necessariamente un aumento dell’aggressività. Al contrario, gli orsi marsicani sono generalmente animali schivi e poco inclini al confronto con l’uomo.
Il problema nasce piuttosto dalla facilità con cui possono trovare cibo vicino alle case. Pollai non protetti, arnie facilmente accessibili o rifiuti organici rappresentano una forte attrazione.
Per questo i parchi e le amministrazioni locali lavorano sempre più sulla prevenzione dei danni, attraverso:
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recinzioni elettrificate per apiari e pollai
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sistemi di protezione per piccoli allevamenti
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gestione corretta dei rifiuti organici
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informazione ai residenti
Ridurre le fonti di cibo artificiali è il modo più efficace per evitare che gli orsi si abituino alla presenza umana.
La storia di questa femmina e dei suoi tre cuccioli racconta molto del delicato equilibrio tra natura e attività umane nelle montagne dell’Appennino.
Da un lato c’è una specie rarissima che cerca di sopravvivere in un territorio sempre più condiviso con l’uomo. Dall’altro ci sono comunità locali che convivono quotidianamente con la fauna selvatica.
Gli inverni più miti stanno cambiando alcuni comportamenti naturali, ma la risposta non può essere la contrapposizione.
La vera sfida è imparare a convivere, proteggendo sia le attività umane sia una delle specie più emblematiche della biodiversità italiana.
Perché la presenza di una madre orsa con tre cuccioli che attraversa i boschi tra Abruzzo e Maiella è, in fondo, anche il segno che queste montagne sono ancora vive.


