Pescara. La Commissione regionale ha respinto la proposta presentata dal Partito Democratico per la restituzione delle maggiori imposte versate dai cittadini in caso di pareggio di bilancio sanitario. La decisione conferma il mantenimento dell’addizionale regionale al massimo consentito, una misura introdotta per colmare il deficit della sanità abruzzese.
Secondo il gruppo del Pd, la scelta della maggioranza di centrodestra rappresenta una decisione chiara che impone tasse e tagli fino al 2029, colpendo duramente famiglie e imprese del territorio. I consiglieri di opposizione sottolineano come la comunità si trovi a dover sostenere tra i 40 e i 50 milioni di euro di tasse aggiuntive ogni anno, a fronte di tagli alla sanità stimati in oltre 170 milioni di euro.
Il capogruppo Silvio Paolucci, insieme ai consiglieri Di Marco, Pietrucci, Mariani, Blasioli e Pepe, ha criticato aspramente l’esito del voto in Commissione attraverso una dichiarazione congiunta:
“La destra ha bocciato oggi in Commissione la nostra richiesta di restituire alla comunità le maggiori tasse volute dalla Giunta Marsilio per colmare il deficit sanitario, se nel 2028, dopo la riscrittura del Programma Operativo, i conti della sanità dovessero andare in pareggio o emergessero maggiori risorse. La destra decide continuare a chiedere sacrifici agli abruzzesi: tra 40 e 50 milioni di euro di tasse in più ogni anno fino al 2029, oltre 170 milioni di euro di tagli alla sanità. Lasciare le tasse al massimo per tutta la legislatura fino al 2029 significa dare a famiglie e imprese l’ennesimo schiaffo. È del tutto irresponsabile aver dichiarato prima del voto che non si sarebbero mai messe le mani nelle tasche dei cittadini e aver fatto come primo atto proprio l’aumento dell’addizionale regionale al massimo consentito. Una scelta aggravata dal fatto che, con una norma dello Stato voluta lo scorso anno, si è di fatto commissariata la gestione della sanità e ridimensionato il ruolo del Consiglio regionale, esautorato dalle scelte strategiche”.
L’opposizione evidenzia inoltre un paradosso tecnico legato alle richieste dei Ministeri della Salute e dell’Economia, che hanno imposto di rivedere al ribasso le entrate per il biennio 2027-2028. Secondo il Pd, se il sistema dovesse raggiungere l’equilibrio finanziario nonostante queste restrizioni, verrebbe meno la giustificazione politica per l’aumento dell’IRPEF e dell’IRAP.
“Se saremo in grado di ottenere più fondi garantendo equilibrio con minori entrate, quelle risorse devono tornare alla comunità” conclude la nota del gruppo Pd, denunciando un Programma Operativo 2026/2028 caratterizzato da tagli e prescrizioni vincolanti che riducono l’autonomia del Consiglio Regionale.


