L’Aquila. Appalti Asl, tutti prosciolti. Per il “Documento Spaziani”, messa alla prova del primario Ricci.
Si chiude, almeno in larga parte, una delle inchieste che negli ultimi anni aveva maggiormente scosso l’ambiente sanitario aquilano, sollevando interrogativi sulla gestione degli appalti pubblici all’interno della Asl dell’Aquila.
Un fascicolo che, al momento dell’iscrizione nel registro degli indagati di cinque figure apicali tra primari e funzionari amministrativi, aveva generato un forte impatto mediatico per il peso dei nomi coinvolti e per la delicatezza delle accuse contestate.
L’indagine, condotta dai carabinieri su delega della Procura della Repubblica dell’Aquila, prendeva le mosse da due procedure di gara, del valore complessivo di circa 2,5 milioni di euro, finalizzate alla fornitura di presidi chirurgici specialistici. Gare che, tuttavia, non sono mai divenute operative.
Secondo l’impostazione accusatoria originaria, i bandi sarebbero stati confezionati in modo tale da favorire una società leader nel settore biomedicale, la Medtronic Spa (mai iscritta nel registro degli indagati), a discapito di altre aziende concorrenti. L’ipotesi era quella di una “turbativa d’asta” attraverso la predisposizione di capitolati tecnici modellati su caratteristiche riconducibili a prodotti specifici.
Le contestazioni, a vario titolo, andavano dalla turbativa della libertà del procedimento di scelta del contraente al falso ideologico. Un quadro accusatorio articolato che, nel tempo, si è però progressivamente ridimensionato.
All’esito dell’udienza preliminare, il giudice per l’udienza preliminare Tommaso Pistone ha disposto il non luogo a procedere per gran parte delle imputazioni, accogliendo di fatto la richiesta della stessa Procura.
Sono stati prosciolti il direttore della Neurochirurgia, Alessandro Ricci, inizialmente accusato di turbata libertà del procedimento (art. 353 bis) e di falso in relazione a uno degli appalti da circa un milione di euro, nonché i funzionari amministrativi Carlo Fruttaldo e Michela D’Amico.
Per Fruttaldo, estensore materiale di una delle gare ma privo, secondo il giudice, di un ruolo decisionale effettivo, e per D’Amico, responsabile unico del procedimento e nel frattempo andata in pensione, non sono emersi elementi sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio. D’Amico, che all’epoca ricopriva anche l’incarico di assessore al Comune di Castel di Sangro, si era dimessa subito dopo l’avviso di garanzia.
L’unico capo d’imputazione che approderà a processo riguarda il primario di Chirurgia Vascolare, Gennaro Bafile, ma esclusivamente per l’accusa di concussione in un distinto segmento del medesimo fascicolo investigativo.
Il Gup ha invece escluso che vi siano elementi per sostenere l’accusa di falso nella redazione di un documento che, secondo l’originaria impostazione della Procura, avrebbe dovuto agevolare la vittoria di un’azienda in una gara da 1,5 milioni di euro.
Rimane però la contestazione secondo cui Bafile avrebbe esercitato pressioni nei confronti dei rappresentanti della W. L. Gore & Associates (Gore), minacciando di ostacolare l’assegnazione di appalti qualora non si fossero adeguati alle sue richieste. In particolare, secondo il pubblico ministero, il primario avrebbe imposto l’organizzazione di un convegno secondo modalità e indicazioni da lui dettate. Accuse che la difesa respinge integralmente e che saranno ora oggetto di vaglio dibattimentale.
Per quanto riguarda Alessandro Ricci, si chiude quasi del tutto anche un’ulteriore vicenda secondaria relativa a un presunto falso certificato medico. Il documento sarebbe stato redatto su richiesta di un funzionario Asl, Paolo Spaziani, dopo una visita fiscale Inps non andata a buon fine per l’assenza del dipendente dal domicilio.
Ricci ha chiesto e ottenuto, tramite il suo legale, Roberto Madama, la sospensione del procedimento con messa alla prova per due mesi. Dovrà svolgere lavori di pubblica utilità presso una struttura convenzionata; se rispetterà le prescrizioni, il reato verrà dichiarato estinto.
La MAP (Messa alla Prova) non è un’assoluzione nel merito. Il giudice, prima di concederla, verifica che non emergano evidenti ragioni di proscioglimento dagli atti, ma non celebra il dibattimento con l’escussione dei testimoni. Se il percorso si concluderà positivamente, il reato sarà dichiarato estinto. In sostanza, il procedimento penale si chiuderà senza condanna.
Diversa la strategia processuale scelta da Spaziani, all’epoca referente per bilancio e risorse umane, sospeso e successivamente reintegrato: la sua difesa ha optato per il giudizio ordinario, confidando in un’assoluzione piena nell’udienza già fissata per il 21 maggio.
Il fascicolo, inizialmente coordinato dal pm Marco Maria Cellini, oggi giudice al Tar di Palermo, e successivamente rappresentato in udienza dal pm Roberta D’Avolio, si ridimensiona dunque in modo significativo rispetto alle ipotesi accusatorie formulate in avvio.
Gli imputati sono stati assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Fabio Alessandroni, Roberto Madama, Massimo Bevere, Francesca Bafile e Antonio Carugno.
Resta ora da verificare, nel contraddittorio tra accusa e difesa, la fondatezza dell’unica contestazione sopravvissuta. Per il resto, quella che era stata presentata come un’inchiesta su presunti appalti “pilotati” all’interno della sanità aquilana si chiude con un sostanziale proscioglimento generale e con un impianto accusatorio fortemente ridimensionato rispetto alle premesse iniziali.


