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L’Aquila, aree interne e natalità: sfida cruciale per la coesione territoriale

Marta Rosati di Marta Rosati
28 Febbraio 2026
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L’Aquila. Si è tenuto oggi, all’Auditorium del Parco “Renzo Piano” dell’Aquila, il convegno “Aree Interne, Natalità e Politiche per la Famiglia. Prospettive per una nuova coesione territoriale”, importante occasione di confronto sul futuro dei territori e sulle strategie necessarie a contrastare spopolamento e crisi demografica. L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni europee, nazionali e regionali, del mondo accademico, delle associazioni familiari, delle organizzazioni sociali e delle parti produttive, con l’obiettivo di individuare strumenti concreti per rafforzare la coesione territoriale e sostenere le giovani generazioni.

Per l’Onorevole Raffaele Fitto, Vicepresidente esecutivo della Commissione Europea e Commissario europeo per la politica regionale e di coesione, lo sviluppo regionale, le città e le riforme: “La politica di coesione rappresenta uno strumento fondamentale per promuovere uno sviluppo equilibrato e la convergenza economica in tutta l’Unione, affrontando sfide strutturali come competitività, digitalizzazione, occupazione, infrastrutture e sviluppo territoriale. Il calo demografico rappresenta una delle sfide cruciali. Il calo della popolazione e della forza lavoro, unito alla domanda di assistenza sanitaria e servizi per gli anziani, esercita una pressione crescente sulle economie locali.

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Le aree interne sono le più vulnerabili. Lo spopolamento rischia di alimentare un circolo vizioso in cui sempre più giovani sono portati a lasciare i luoghi di origine per cercare altrove opportunità di studio e di lavoro. In tal senso, la politica di coesione riveste un ruolo essenziale per investire sulla connettività, servizi essenziali e trasporti. Per questo sin dall’inizio del mio mandato ho posto al centro il right to stay, ossia il diritto di ogni cittadino europeo di vivere e prosperare nel luogo che chiama casa. Tale diritto va reso concreto promuovendo sviluppo economico, infrastrutture moderne e qualità della vita. In tale ottica, entro la fine del 2026, lanceremo una strategia specifica con il fine di rafforzare attrattività dei territori, integrare aree urbane e rurali, mobilitare risorse e strumenti per promuovere istruzione, competenze e servizi adeguati. Soltanto con un approccio strutturato di investimenti costanti potremo offrire ai cittadini la possibilità di scegliere dove stare e lavorare”.

 Secondo Adriano Bordignon, Presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari: “L’inverno demografico, l’invecchiamento della popolazione e il progressivo spopolamento delle aree interne stanno generando un evidente squilibrio demografico che rischia di compromettere la tenuta sociale, economica e culturale di interi territori. Il calo delle nascite, unito alla migrazione dei giovani verso i grandi centri urbani, svuota le comunità locali di energie vitali e mette a rischio la continuità del tessuto produttivo e relazionale.

Nel frattempo, il tessuto demografico invecchia a vista d’occhio con un prepotente aumento dei bisogni sociali e sanitari di una popolazione più anziana. Le aree interne devono tornare ad essere luoghi da valorizzare, capaci di liberare potenzialità e risorse in grado di generare ricadute economiche e occupazionali sul territorio. Il nostro è un Paese che si fonda sui Comuni, sui borghi, sulle aree rurali e sulle comunità locali, realtà depositarie di un patrimonio culturale, sociale e produttivo che occorre riscoprire e tutelare per salvaguardare l’identità nazionale e la coesione sociale.

Le politiche per la famiglia e la natalità vanno perciò intese come un investimento strategico e prioritario: senza nuove generazioni non può esserci sviluppo né equilibrio territoriale. È fondamentale creare le condizioni perché i giovani possano restare o tornare nei territori d’origine, sostenendo le giovani coppie e offrendo opportunità reali di lavoro, formazione, accessibilità ai servizi e imprenditorialità. Per rilanciare le economie locali servono strategie di medio e lungo periodo a sostegno di un tessuto produttivo composto in larga parte da piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, che rappresentano la spina dorsale economica del Paese.

Occorre rafforzare le comunità locali attraverso infrastrutture, servizi adeguati e politiche di sviluppo mirate, promuovendo anche il turismo sostenibile e la valorizzazione delle produzioni e delle tradizioni locali. Infine, è indispensabile un cambiamento culturale che riconosca nella famiglia il nucleo essenziale da cui ripartire per contrastare lo squilibrio demografico e ridare nuova linfa ai territori. La famiglia è un soggetto sociale attivo, generatore di capitale relazionale, risorsa preziosa per la comunità e motore di sviluppo, capace di curare i legami, connettere generazioni e produrre valore economico e sociale. Ci aspettiamo molto dal sistema Paese ma anche dall’Unione Europea affinché si sviluppi una reale coesione sociale in tutti i territori”.

Sono intervenuti al convegno: Sua Eccellenza Monsignor Antonio D’Angelo, Arcivescovo Metropolita dell’Aquila; Francesco Maria Chelli, Presidente Istat; Alessandro Perfetti, Phd in Istituzioni Internazionali sovranazionali ed europee, docente di Diritto europeo presso l’Università degli Studi di Teramo; Antoniana Aloisio, USR Abruzzo; Claudio Boffa, presidente Confassociazioni Abruzzo, Giovanni Notaro, segretario Cisl Abruzzo Molise; Roberto Santangelo, assessore Regione Abruzzo; Rosanna De Antoniis, componente Direttivo Anci Abruzzo; Lorenzo Berardinetti, presidente Uncem Abruzzo e Paola D’Alesio, Presidente del Forum delle Associazioni Familiari dell’Abruzzo.

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