L’Aquila. Cambia la geografia amministrativa della montagna italiana e anche l’Abruzzo si prepara a fare i conti con gli effetti della riforma che archivia definitivamente la storica legge del 1952. Il Coordinamento Montagna della Conferenza delle Regioni ha infatti approvato la nuova classificazione dei comuni montani, frutto di un lungo e complesso confronto tra le Regioni e il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli.
Per l’Abruzzo, la nuova mappa individua 200 comuni montani, contro i 227 riconosciuti dalla normativa precedente. Un ridimensionamento significativo ma contenuto, soprattutto se rapportato alle prime ipotesi circolate nei mesi scorsi, che avevano acceso forti timori tra amministratori locali e comunità delle aree interne.
A sottolinearlo è l’assessore regionale agli Enti locali Roberto Santangelo, che rivendica il risultato ottenuto al tavolo nazionale:
«L’esito finale è positivo, soprattutto se si considera la proposta iniziale del ministro Calderoli, che riduceva a 177 i comuni montani abruzzesi».
Secondo Santangelo, il risultato è il frutto di una mediazione politica incisiva:
«La Regione Abruzzo ha svolto un ruolo attivo e determinante, presentando una propria proposta e conducendo un confronto serrato. Siamo riusciti così a portare il numero a 200 comuni, trovando un equilibrio tra criteri nazionali e specificità territoriali».
Su 305 comuni complessivi, oltre due terzi del territorio regionale manterrà dunque lo status di comune montano. Un dato che colloca l’Abruzzo tra le regioni meno penalizzate dalla riforma, anche in considerazione dell’elevata frammentazione amministrativa che caratterizza il territorio.
La riforma non si limita a ridefinire i confini, ma incide direttamente anche sulle politiche di sostegno. «La nuova normativa che il Governo adotterà su delega del Parlamento – spiega ancora Santangelo – consentirà di rendere più efficaci gli strumenti di incentivazione per i comuni montani, a partire dal Fondo per la Montagna (Fosmit)».
Attenzione, infine, anche ai territori che resteranno fuori dalla nuova classificazione. L’assessore assicura che la Regione Abruzzo terrà conto delle esigenze dei comuni esclusi, pur storicamente riconosciuti come montani dalla legge del 1952, in sede di riparto della quota regionale del Fosmit 2025.
Una riforma che ridisegna il perimetro della montagna italiana, ma che in Abruzzo punta a coniugare rigore normativo, equilibrio territoriale e tutela delle aree interne.


