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Fontamara in scena a Francavilla, il teatro restituisce voce e dignità agli ultimi

Giorgia Agostini di Giorgia Agostini
23 Gennaio 2026
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Francavilla al Mare. La memoria civile, la denuncia sociale e la forza senza tempo della parola di Ignazio Silone tornano protagoniste sul palcoscenico con “Fontamara”, in programma sabato 24 gennaio alle ore 21.00 a Palazzo Sirena, nell’ambito della Stagione Teatrale diretta da Davide Cavuti.

Lo spettacolo è tratto dal celebre romanzo di Silone, con adattamento e drammaturgia di Francesco Niccolini, musiche originali del maestro Giuseppe Morgante e regia di Antonio Silvagni. In scena Angie Cabrera, Stefania Evandro, Alberto Santucci, Rita Scognamiglio e Giacomo Vallozza, interpreti di un racconto corale che attraversa la storia italiana per parlare, con lucidità e forza, anche al presente.

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La produzione è del Teatro Stabile d’Abruzzo, in collaborazione con il Teatro Lanciavicchio, il Premio Silone e il Comune di Pescina, a conferma di un progetto culturale solido e fortemente radicato nel territorio, capace di unire qualità artistica e impegno civile.

«Torno a Fontamara – racconta Francesco Niccolini – trentacinque anni dopo il mio primo viaggio. Allora avevo quindici anni e la forza disperata dei tre testimoni protagonisti del capolavoro di Silone non mi ha mai abbandonato», spiega l’autore, sottolineando come lo stile piano e dignitoso del romanzo, insieme alla sua ironia e alla ferocia del potere che descrive, rappresentino ancora oggi una chiave fondamentale per leggere le disuguaglianze e le ingiustizie sociali.

Niccolini lega il suo ritorno a Fontamara anche all’esperienza maturata nel lavoro sul Racconto del Vajont, ricordando l’arringa dell’avvocato Sandro Canestrini, che definì quella tragedia come un vero e proprio “genocidio di poveri”. «Tornando oggi a Fontamara – prosegue – penso che questo romanzo sia un altro capitolo fondamentale di quel racconto. Insieme agli attori del Teatro Lanciavicchio e ad Antonio Silvagni, proviamo a portare sul palcoscenico quelle voci e quei fantasmi», conclude.

Uno spettacolo intenso e necessario, che attraverso il teatro rinnova il valore della memoria e riafferma il ruolo della cultura come strumento di consapevolezza, responsabilità e partecipazione civile.

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