Pescara. Pestato per strada con bastonate e calci, arresti domiciliari per tre indagati.
Nel rispetto dei diritti delle persone indagate e della presunzione di non colpevolezza, per quanto risulta allo stato, salvo ulteriori approfondimenti ed in attesa del giudizio, si comunica quanto segue.
La locale Procura della Repubblica ha delegato la Squadra Mobile di Pescara alla esecuzione della misura cautelare degli domiciliari a carico di tre uomini, di 61, 55 e 37 anni, gravemente indiziati del reato di lesioni gravi nei confronti di ZAPPONE Riccardo, deceduto il 3 giugno 2025.
L’attività investigativa, anche grazie alla preziosa e decisiva collaborazione di alcuni testimoni ed all’esame di numerosissimi impianti di videosorveglianza pubblici e privati, ha permesso di ricostruire le ultime ore di vita del giovane.
È stato accertato che, circa un’ora prima dell’arrivo della pattuglia della Polizia, egli avesse assunto un’ingente quantità di stupefacente per, poi, subire un violento pestaggio ad opera dei tre uomini su menzionati, uno dei quali armato di bastone, al centro della carreggiata stradale, di fronte a passanti ed automobilisti.
Per tali ragioni, la Procura di Pescara ha presentato richiesta di misura cautelare custodiale nei confronti dei tre odierni indagati: per il reato di omicidio preterintenzionale o, alternativamente, per quello di lesioni personali gravi, richiesta rigettata dal GIP.
Avverso il rigetto il PM titolare dell’indagine ha proposto appello dal Tribunale del Riesame di L’Aquila.
Nel frattempo, gli esiti degli accertamenti tecnici disposti dall’Autorità Giudiziaria sul corpo di ZAPPONE hanno chiarito definitivamente che la morte è stata conseguenza di una intossicazione acuta da cocaina, escludendo altre cause.
Il Tribunale di L’Aquila ha riconosciuto la validità delle argomentazioni della Procura pescarese, quanto al reato di lesioni gravi e ha disposto per tutti gli indagati la misura degli arresti domiciliari. L’esecutività del provvedimento è rimasta, tuttavia, sospesa in pendenza del giudizio della Corte di Cassazione, avendo gli indagati proposto ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame.
Il 19 gennaio scorso, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso e, nel pomeriggio di ieri, è stata data esecuzione all’ordinanza del Tribunale di L’Aquila, divenuta esecutiva
Si precisa che le responsabilità per i fatti contestati nell’ordinanza cautelare, seppur basate su elementi considerati gravi al punto da fondare la misura restrittiva della libertà di cui si è detto, devono essere comunque poste al vaglio dell’attività processuale e che gli odierni indagati non possono essere ritenuti colpevoli fino alla conclusione di tutti i gradi di giudizio.
Comunicato


