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Tempesta geomagnetica, uno spettacolo visto a metà: luci rare appaiono nella bufera

Redazione Abruzzolive di Redazione Abruzzolive
20 Gennaio 2026
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L’Aquila. Una potente tempesta geomagnetica di classe G4, associata a una tempesta di radiazioni solari di grado S4, sta interessando la Terra in queste ore, rappresentando uno degli eventi solari più intensi degli ultimi vent’anni. Secondo quanto riportato, livelli di radiazione S4 non si osservavano dall’ottobre del 2003, durante uno dei periodi più turbolenti dell’attività solare recente.

Un evento di tale portata avrebbe potuto regalare spettacolari aurore visibili anche a latitudini insolitamente basse, coinvolgendo potenzialmente gran parte dell’Europa e, in condizioni favorevoli, anche alcune regioni italiane. Purtroppo, per gran parte del nostro Paese, questa occasione si è trasformata in un vero e proprio spettacolo mancato.

A rovinare i piani degli appassionati di astronomia e fotografia notturna è stato infatti il forte maltempo, con cieli coperti, nubi compatte e precipitazioni diffuse che hanno impedito qualsiasi osservazione diretta del fenomeno. “Veramente un peccato”, commentano i membri di Meteo Aq Caput Frigoris, sottolineando come le condizioni atmosferiche abbiano vanificato una delle rare opportunità di osservare effetti così intensi dell’attività solare.

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Le tempeste di radiazioni solari di classe S4 sono eventi estremamente significativi: possono causare disturbi alle comunicazioni radio ad alta frequenza, influenzare i sistemi di navigazione satellitare e rappresentare un rischio per satelliti e missioni spaziali. La concomitante tempesta geomagnetica G4 amplifica ulteriormente l’impatto sull’ambiente terrestre, rendendo possibile l’espansione dell’ovale aurorale verso sud.

Nonostante le condizioni avverse, alcune testimonianze visive sono comunque arrivate dalle zone montane. Le immagini delle webcam del Rifugio Duca degli Abruzzi, seppur limitate dalla copertura nuvolosa, documentano un contesto atmosferico suggestivo e confermano la presenza di cieli disturbati e di un ambiente meteo decisamente poco collaborativo per l’osservazione astronomica.

Resta il rammarico per un evento raro, che avrebbe potuto essere ricordato come uno dei più affascinanti degli ultimi decenni anche alle nostre latitudini. Tuttavia, l’attuale fase di crescente attività solare, legata all’avvicinarsi del massimo del ciclo solare, lascia aperta la speranza che occasioni simili possano ripresentarsi nei prossimi mesi o anni — magari con condizioni meteorologiche più favorevoli.

Per ora, non resta che affidarsi ai racconti, ai dati scientifici e alle immagini disponibili, con la consapevolezza di aver assistito, anche se da dietro le nuvole, a un evento di grande rilevanza per la meteorologia spaziale.

Tags: abruzzometeo Aq Caput Frigoris
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