Roma. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che introduce per la prima volta un quadro organico di riconoscimento e tutela per i caregiver familiari, ovvero le persone che assistono, in ambito domestico e a titolo gratuito, familiari con disabilità o non autosufficienti. Il provvedimento, proposto dal ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, mira a valorizzare una figura centrale per la coesione sociale e il welfare familiare, garantendo dignità, diritti e sostegni concreti ai nuclei più fragili.
Il testo riconosce formalmente il valore sociale ed economico dell’attività di cura svolta dai caregiver e si pone l’obiettivo di contrastarne l’isolamento, spesso aggravato dall’assenza di un riconoscimento giuridico unitario. Tra le principali novità è prevista l’istituzione di un contributo economico nazionale, erogato dall’INPS, fino a un massimo di 400 euro mensili. Il sostegno sarà destinato in via prioritaria ai caregiver che assistono persone con disabilità gravissima e con un reddito annuo inferiore a 3.000 euro.
Il disegno di legge rafforza inoltre il coordinamento tra le misure statali e quelle già attive a livello regionale e locale, con l’obiettivo di evitare sovrapposizioni, disparità territoriali e frammentazione degli interventi. Vengono introdotte procedure chiare e uniformi per il riconoscimento formale del caregiver, nonché per l’eventuale revoca o sostituzione del ruolo, affidando all’INPS la gestione delle domande e il monitoraggio della spesa.
Un passaggio centrale del provvedimento riguarda l’inserimento obbligatorio del nominativo del caregiver e del relativo carico assistenziale orario nel “progetto di vita” e nel Piano Assistenziale Individualizzato della persona assistita. Tale certificazione, che modifica i decreti legislativi del 2024 in materia di disabilità, costituirà la base per l’accesso futuro a tutele previdenziali e a specifiche agevolazioni in ambito lavorativo.
Il testo definisce infine in modo puntuale chi può essere riconosciuto come caregiver familiare, includendo coniugi, persone unite civilmente, conviventi di fatto e parenti entro il secondo grado, con un’estensione in casi specifici anche agli affini entro il terzo grado. Un intervento che consolida una rete di protezione certa e legalmente riconosciuta attorno alle persone con disabilità e a chi se ne prende cura ogni giorno.


