Santa Fe (New Mexico). “Non si muovono, mandate qualcuno.” Una telefonata al 911. Sono circa le 13,45 di mercoledì 26 febbraio, ora locale. Roland Lowe Begay e Jesse Kesler, due custodi della villa in cui vivono l’attore Gene Hackman, 95 anni e la moglie Betsy Arakawa, 63, pianista classica, chiedono soccorsi. Affermano di essere all’esterno dell’abitazione e di intravedere, dalla finestra, i corpi dell’attore e di sua moglie. Sullo sfondo, si sentono latrati di cani.
“La porta è chiusa, non posso entrare”, dichiara, a quanto riportato dall’Ansa, uno dei due guardiani nella registrazione della telefonata. Il verbale della polizia riporta invece che il portone è aperto e non reca tracce di effrazione.
Quando vengono rinvenuti, Gene Hackman e Betsy Arakawa sembrano essere morti da tempo. Il corpo di lei “risulta già in decomposizione, le mani e piedi mummificati”, si legge nel rapporto della polizia. Lui si trova in una stanza della villa, vicino alla cucina. Accanto a lui, il bastone e un paio di occhiali da sole. Lei è in un bagno, riversa sul pavimento, in mezzo a pillole cadute da una boccetta di medicinali, aperta su un ripiano.
Nel bagno, viene ritrovato morto anche uno dei tre pastori tedeschi della coppia. Un altro corre in giardino, il terzo è in prossimità del cadavere di Betsy, quasi a vegliarlo.
Nel mandato di perquisizione della polizia di Santa Fe, la morte del protagonista de Il braccio violento della legge, viene definita “abbastanza sospetta”, da legittimare ulteriori indagini.
“L’autopsia ci dirà di più”, conclude lo sceriffo Adan Mendoza. In una dichiarazione rilasciata al New York Times parla di una situazione “non tipica”.
All’esito dell’esame dei luoghi, risultano assenti indicatori di una fuga di gas, scenario ipotizzato da Elizabeth Hackman, una dei tre figli che Gene aveva avuto con la prima moglie Fay Maltese. In ogni caso, la locale società del gas assiste gli investigatori nelle indagini.
Non riscontrati traumi sui cadaveri, assenti scritti che potrebbero indurre a ritenere che l’attore e sua moglie si siano suicidati.
Due premi Oscar (il primo come attore protagonista nel citato Il braccio violento della legge di William Friedkin, del 1971, il secondo per il suo ruolo di comprimario ne Gli spietati di Clint Eastwood, del 1993), quattro Golden Globe (di cui uno alla carriera), due BAFTA, un Orso d’argento e numerosi altri riconoscimenti, Gene Hackman è considerato uno dei massimi interpreti del cinema hollywoodiano.
Diversificati e complessi i ruoli da lui interpretati, dal detective privato di Bersaglio di notte di Arthur Penn (1975) al cinico presidente degli Stati Uniti di Potere assoluto di Clint Eastwood (1997), dall’agente federale dai modi spicci e informali di Missisipi Burning. Le radici dell’odio di Alan Parker (1988) al caricaturale Lex Luthor antagonista di Superman, nell’omonimo film di Richard Donner (1978) e in due dei suoi sequel. Memorabile, tra le sue interpretazioni, anche quella del padre di famiglia ne I Tenenbaum di Wes Anderson (2001). La sua ultima interpretazione riale al 2004 nel film Due candidati per una poltrona di Donald Petrie.
Sempre sobrio, schivo e poco incline all’eccentrico modus vivendi dei divi hollywoodiani, nel 2008 Gene Hackman ha annunciato il suo ritiro dalle scene. “Non ho organizzato una conferenza stampa per annunciare il mio ritiro, ma no, non reciterò più. Mi è stato consigliato di non dirlo, negli ultimi anni, nel caso in cui si presentasse un ruolo irrinunciabile, ma davvero non voglio più farlo”, ha dichiarato allora, in una rara intervista, concessa alla Reuters.
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