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Cgia: “La Pubblica Amministrazione italiana ha accumulato debito di 55,6 miliardi verso fornitori”

Sandro Gentile di Sandro Gentile
1 Ottobre 2022
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L’Aquila. Ammonta a 55,6 miliardi di euro lo stock dei debiti commerciali di parte corrente della Pubblica Amministrazione italiana verso i propri fornitori, costituiti prevalentemente da Pmi. Lo denuncia l’Ufficio studi della Cgia di Mestre (Venezia), aggiungendo che “quando lo fa, ciò avviene con grave ritardo rispetto ai tempi di pagamento previsti dalla legge”.

In Italia – secondo le elaborazioni della Cgia – le commesse della nostra Pa ai privati ammontano complessivamente a circa 150 miliardi di euro all’anno, e il numero delle imprese fornitrici si aggira attorno a un milione. Per quanto concerne l’Indicatore di Tempestività dei Pagamenti (Itp), il ministero meno “reattivo” a saldare le fatture è stato l’Interno con un indice pari a +67,09 giorni: ciò vuol dire che il Viminale liquida i propri fornitori con oltre 2 mesi di ritardo rispetto alla scadenza prevista dal contratto.

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Seguono le Politiche agricole con +42,28 e la Difesa con +32,75. Tra le amministrazioni regionali, i maggiori ritardi si sono registrati in Abruzzo con 62 giorni oltre la scadenza, in Basilicata con 39,57 e in Campania con 9,74 giorni. Tra i comuni, la situazione più critica è a Napoli, con 228,15 giorni, a Lecce 63,18 e a Salerno 61,57. Tra le Asl, infine, quella di Napoli 1 Centro ha pagato con un ritardo di 43,77 giorni, l’Usl Toscana Nord Ovest con 22,34 e la Napoli 2 Nord con 16,92.

Per risolvere questa annosa questione, che sta mettendo a dura prova tantissime Pmi, l’Ufficio studi della Cgia suggerisce “la compensazione secca, diretta e universale tra i crediti certi maturati da un’impresa nei confronti della Pa e i debiti fiscali e contributivi che essa deve onorare all’erario. Grazie a questo automatismo – aggiunge l’associazione artigiana – risolveremmo un problema che ci trasciniamo appresso da decenni. Senza liquidità a disposizione”.

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