
L’Aquila. Dal 6 al 12 luglio i ricoverati con sintomi Covid nei reparti di area medica sono aumentati del 21,5% (9.724 rispetto ai 8.003 della settimana precedente), mentre quelli nelle terapie intensive sono cresciuti del 16,1% (375 rispetto a 323). Lo rileva il nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe.
L’aumento è inferiore rispetto a quello dei 7 giorni precedenti (33% per ricoveri ordinari e 36% per intensive) ma, sommato a quello delle settimane scorse fa sì che nell’ultimo mese i ricoveri in intensiva risultino raddoppiati passando da 183 il 12 giugno a 375 il 12 luglio, mentre in area medica sono più che raddoppiati, da 4.076 a 9.724.
Al 12 luglio il tasso nazionale di occupazione da parte di pazienti Covid è del 15,1% in area medica (va dal 7,8% del Piemonte al 40,2% dell’Umbria) e del 4,1% in area critica (va dallo 0% della Basilicata al 9,3% dell’Umbria).
“L’incremento dei casi Covid delle ultime settimane – afferma Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione Gimbe – si riflette sugli ingressi in terapia intensiva, che registrano una media di 47 ingressi al giorno rispetto ai 40 della settimana precedente”. In aumento, rileva il monitoraggio Gimbe, sono anche i casi di attualmente positivi (1.350.481 rispetto a 1.087.272 della settimana prima) e le persone in isolamento domiciliare (1.340.382 rispetto a 1.078.946), “Nelle prossime settimane – spiega Nino Cartabellotta, presidente Gimbe – dobbiamo aspettarci un ulteriore aumento di ricoveri ospedalieri e decessi: questo rende del tutto inaccettabile l’idea di far circolare liberamente il virus. Infatti, se da un lato l’ipotesi di potenziare l’immunità di popolazione con un ‘booster naturale’ è molto suggestiva, dall’altro la popolazione over 50 suscettibile è troppo numerosa”.
Inoltre, aggiunge, “questa ‘strategia’ non tiene conto dell’impatto del long Covid, la cui incidenza è correlata al numero di infezioni. Infine, una circolazione incontrollata di un virus così contagioso come Omicron 5 rischia di determinare una vera e propria paralisi di vari servizi. Ecco perché – conclude Cartabellotta – rimane fondamentale arginare la circolazione del virus utilizzando le mascherine al chiuso, in particolare in luoghi affollati e poco ventilati, oltre che all’aperto in condizioni di grandi assembramenti con attività ad elevata probabilità di contagio”.



