
Pescara. A causa della mancanza cronica di personale medico, per il 75% delle donne medico in gravidanza non viene prevista alcuna sostituzione di maternità. Ogni gravidanza, quindi, “va a pesare sulle spalle dei colleghi che rimangono in servizio e che oltre a doversi occupare di un carico di lavoro già estenuante, devono colmare il vuoto lasciato dalla collega legittimamente a casa”.
A denunciarlo è il sindacato Cimo-Fesmed, che, alla vigilia dell’8 marzo rende pubblici i risultati di un sondaggio su un campione di 1.415 dottoresse. Ne emerge che è stato sostituito il 21,6% delle mamme che oggi hanno più di 60 anni; il 18,9% delle donne che hanno tra i 51 e i 60 anni; il 16,3% delle quarantenni ed il 12,6% delle trentenni. Un fenomeno, quindi, che negli anni si è anche aggravato, visto che le percentuali di maternità sostituite sono maggiori tra le donne che hanno avuto gravidanze negli anni passati.
“Le aziende – spiega la federazione – non cercano sostituzioni per risparmiare e i pochi bandi pubblicati spesso cadono nel vuoto perché medici disponibili non ce ne sono. Una situazione che genera senso di colpa delle mamme medico, acuisce le discriminazioni e aumenta le difficoltà ad essere assunte prima e ad ottenere ruoli con maggiori responsabilità poi”. “Non possiamo permettere – commenta il presidente della Federazione Guido Quici – che una donna non venga assunta perché la sua maternità potrebbe costituire un problema per la struttura. Servono concrete politiche sociali e di organizzazione del lavoro. Faremo in modo che il prossimo contratto preveda l’obbligo, per le strutture sanitarie, di sostituire le dipendenti in maternità”. Sono aspetti, conclude Quici, “che dinanzi al costante aumento delle donne medico nel Servizio sanitario nazionale non possono essere trascurati”.



