Pescara. Alcune centinaia di persone hanno manifestato ieri in piazza della Rinascita, a Pescara, per protestare contro la bocciatura in Senato del Ddl Zan. All’iniziativa, promossa da La Formica Viola, Jonathan – Diritti in Movimento e Mazì Arcigay Pescara, hanno aderito decine di realtà, tra associazioni, movimenti e partiti politici.
I manifestanti, che avevano invitato “chiunque abbia a cuore i diritti civili a scendere in piazza”, hanno parlano di “vergognoso affossamento del Ddl Zan” e hanno definito “inammissibile il ricorso al procedimento della tagliola e del voto segreto nonché inaccettabile la successiva ovazione da stadio delle senatrici e dei senatori”.

Possibile Abruzzo al presidio “Pescara Rəsiste”: è il momento di rilanciare, non un passo indietro
“Ieri eravamo a Pescara, al presidio contro il blocco del Ddl Zan “Pescara Rəsiste” per far sentire le nostre voci di fronte ad una classe politica incapace di rispondere alle esigenze prioritarie delle cittadine e dei cittadini. Ancora una volta le persone LGBTQI+, le persone con disabilità, le donne e tutte e tutti coloro che credono in un Paese più giusto, un Paese in cui chi discrimina ogni identità venga punito, un Paese che educhi alle differenze e punti alla loro convivenza, vengono vilmente prese e presi in giro”.
Lo scrive in una nota Possibile Abruzzo che continua: ” Ieri eravamo a Pescara perché con il voto del 27 ottobre l’Italia rimane uno dei pochi paesi europei privo di una normativa che tuteli le minoranze invisibilizzate, perché gli applausi scroscianti della destra seguiti all’affossamento del Ddl Zan nel Senato della Repubblica sono intollerabili, perché siamo stufe e stufi dei vergognosi rimbalzi di responsabilità tra partiti, ieri eravamo a Pescara perché questa non è democrazia. Ora è il momento di rilanciare, di non fare passi indietro, di chiedere che vengano vietate, come fatto in Germania, le terapie di conversione dell’orientamento sessuale, di chiedere un superamento della 164 dell’82, quindi di smettere di patologizzare le persone trans. La politica deve guardare all’esistente: è un cambiamento culturale quello che occorre, e noi lo stiamo portando avanti, ma lo Stato italiano deve dire chiaramente che nella nostra Repubblica non c’è posto per chi discrimina, non c’è posto per violenze fisiche e verbali, non c’è posto per l’emarginazione. Siamo scesi in piazza più volte per una legge contro omotransfobia, abilismo e misoginia, e lo faremo ancora. Ancora una volta dimostreremo che la società è anni luce più avanti rispetto a questa classe politica. Lo dimostra il fatto che l’Italia è in rivolta, non un passo indietro!”



