Guardiagrele. “Stiamo assistendo ad una serie di querelles tra vecchia e nuova amministrazione. I temi scottanti sono
soprattutto due, uno dei quali interessa la crisi idrica: da un lato l’attuale sindaco Donatello Di Prinzio, che
si trova in palese imbarazzo nell’alzare la voce con la Sasi (essendo un loro dipendente), dall’altro l’ex
sindaco Simone Dal Pozzo che, pur avendo avuto a disposizione quasi 6 anni di amministrazione e aver
vantato interlocuzioni importanti, non è riuscito a portare a casa alcun tipo di risultato concreto ma solo
promesse di fondi e di lavori che non hanno mai visto la luce”. E’quanto dichiara la consigliera comunale Gianna Di Crescenzo del gruppo “Guardiagrele per tutti”. ” In questa estate torrida, in cui l’emergenza idrica ha colpito pesantemente la nostra regione, i continui articoli di giornale di accuse reciproche, non hanno di certo risolto o anche solo mitigato la situazione estremamente problematica. Già nei mesi addietro, considerando un problema che si sarebbe ripresentato con maggiore gravità, avevamo inoltrato proposte di delibere finalizzate a tamponare l’emergenza idrica, proposte che però non sono mai state prese in considerazione per essere portate in consiglio comunale”.
“I cambiamenti climatici, di cui nessuno sembra cogliere la gravità sugli anni a venire”, prosegue Gianna Di Crescenzo,” renderanno certamente più dure le condizioni di vita dei cittadini minimizzando anche le ricadute economiche basate sul tanto decantato rilancio turistico. Siamo stanchi di leggere sistematicamente, e da decenni, di lavori di emergenza in procinto di attuarsi sulla rete idrica, ai quali non si è mai messo seriamente mano; proclami utilizzati a bella posta solo per giustificare le lunghe, ripetute ed esasperanti chiusure che gravano, guarda caso, costantemente sempre sugli stessi territori. E’ arcinoto che le condutture sono un colabrodo e basta andarsi a leggere la Carta dei Sevizi della Sasi alle voci “GLI IMPEGNI VERSO I CITTADINI–UTENTI”, “CONTINUITA’ DEI SERVIZI” ed “EFFICIENZA e EFFICACIA” per rendersi conto di quanto gli impegni indicati, sulla base dei quali la società stessa si è costituita, siano stati brillantemente e sfacciatamente disattesi dal 2003 ad oggi. In Abruzzo più della metà dell’acqua potabile si perde lungo le reti di distribuzione, affermazione confermata, ad oggi, dall’analisi del centro studi della Confartigianato: nelle reti comunali abruzzesi viene perso il 55,6% dell’ acqua captata contro una media nazionale del 42%. Un parametro, questo, che è andato peggiorando nel corso del tempo, dal 42,3% nel 2012 al 47,9% nel 2015. A livello territoriale poi, il valore peggiore è quello della provincia di Chieti (con il 65,6% di perdite idriche
in rapporto al volume di acqua immesso in rete), che è al terzo posto tra tutte le province italiane con il dato
più alto. Siamo stanchi, come cittadini, di essere presi così spudoratamente in giro, stanchi di sentire ogni anno
annunci dei lavori a Bocca di Valle, sulle sorgenti dell’Avello o su quelle del Verde che, proclamati, non
vedono mai la luce. Chiediamo dunque all’ ERSI (Ente Regionale Servizio Idrico) di vagliare rigorosamente e di valutare obiettivamente la gestione operata negli anni dalla Sasi, soprattutto in termini di investimenti sulla rete
idrica nel rispetto del sua stessa Carta dei Servizi. Riteniamo inoltre, che vada revisionato, aggiornato e attualizzato l’accordo con l’ACA che prevedeva sostegni specifici da parte di questa nei momenti di estrema emergenza. Lo stesso prefetto è chiamato, se non obbligato, a garantire l’accesso all’acqua, diritto fondamentale per ogni cittadino. E la Sasi si decida a chiedere/dichiarare lo stato di emergenza”.
“Ci domandiamo, inoltre, se la stessa Sasi sia in grado di accedere alle risorse previste dal PNRR (piano nazionale di ripresa e resilienza), soprattutto per quanto riguarda la missione 2 (rivoluzione verde e transizione ecologica) che vede stanziati fondi importanti per la tutela del territorio, risorsa idrica compresa. Alla luce della campagna referendaria sull’acqua pubblica del 2011 e sull’esempio di alcuni comuni, quale
Berceto nel parmense, riteniamo che non sia da sottovalutare pensare ad un percorso che riporti la gestione
dell’acqua ai comuni, mettendo fine a costosi ed inutili carrozzoni”, conclude Gianna Di Crescenzo.


