Pescara. Aveva reagito fuggendo e sottraendosi al tentativo di un agente di polizia di
riportarlo nel Centro di identificazione ed espulsione di Caltanissetta sulla base di un provvedimento di
rimpatrio illegittimo – tanto che l’atto amministrativo è stato successivamente annullato – e per questo un
giovane migrante era stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale, sia in primo che in secondo grado.
Ora invece la Cassazione, accogliendo il ricorso della difesa del migrante, ha annullato senza rinvio la
condanna applicando l’articolo 131bis del codice penale che ritiene non punibili i fatti di particolare tenuità,
considerando anche che l’agente di polizia non aveva riportato lesioni e che la reazione del giovane si era
manifestata occasionalmente per “autotutela” nei confronti di un atto che riteneva ingiusto.
Sicurezza: Coisp, inaccettabile verdetto della Cassazione
“È inaccettabile legittimare, perfino mediante una sentenza della Cassazione, la violenza e le aggressioni nei confronti delle Forze dell’Ordine: questa sentenza ci lascia letteralmente sgomenti, supporre che si possa prendere a calci un poliziotto perché la ribellione è considerata l’unica difesa per impedire un atto percepito come ingiusto, come ad esempio un decreto di espulsione emanato dall’autorità giudiziaria, equivale a legittimare la violenza nei confronti delle donne e degli uomini delle Forze di Polizia”, dichiara Domenico Pianese del sindacato autonomo di polizia Coisp in relazione al verdetto 25309 della Suprema Corte.
“Continuando ad approvare provvedimenti di questo tipo e a pronunciare sentenze come questa, arriverà il
momento in cui – continua Pianese – le Forze dell’Ordine non potranno più difendere il territorio e i cittadini
senza subire aggressioni. La misura è colma e quest’ennesima decisione è la goccia che fa traboccare il vaso
andando ad alimentare il clima di malumore e di delusione tra gli appartenenti alle Forze di Polizia” conclude il
sindacalista.



