La pandemia di coronavirus è stata accompagnata dalla diffusione di una quantità di fake news spaventosa. Informazioni false e fuorvianti nel tentativo di influenzare i dibattiti interni nell’UE sfruttando il terreno fertile costituito da un rapido susseguirsi di notizie ma, soprattutto, di ansie e preoccupazioni dei cittadini stessi.
L’Unione europea e i suoi Stati membri da subito sono stati determinati nel contrastare i tentativi di coloro che con informazioni sanitarie fuorvianti, frodi ai danni dei consumatori mettono in pericolo la salute pubblica.
Per disinformazione s’intende “un’informazione falsa o fuorviante concepita, presentata e diffusa a scopo di lucro o per ingannare intenzionalmente il pubblico, che può arrecare un pregiudizio pubblico. Il pregiudizio pubblico include minacce ai processi democratici e a beni pubblici quali la salute dei cittadini, l’ambiente e la sicurezza dell’Unione”. La disinformazione non include gli errori involontari, la satira e la parodia oppure notizie e commenti che siano identificabili come di parte che cercano di sfruttare la crisi mettendo a rischio la vita dei cittadini o diffondono propaganda o odio.
Dunque la crisi legata alla pandemia è diventate un banco di prova che illustra il modo in cui l’UE e le sue società democratiche affrontano la sfida della disinformazione.
Nell’ultimo anno e mezzo, come dicevamo, abbiamo assistito ad un’ondata massiccia di fake news. Non si tratta soltanto di una questione legata alla politica nazionale o alle tesi negazioniste sostenute da alcuni che ancora credono che il virus sia un’invenzione .
In realtà il problema è molto più complesso di quanto pensiamo e presenta dei risvolti geo-politici preoccupanti.
In particolare Russia e Cina sono state impegnate, secondo la UE, in campagne di disinformazione sul Covid 19 in Europa e a livello mondiale, nel tentativo di minare il dibattito democratico e migliorare la propria immagine.
Lo scopo era peggiorare l’impatto sanitario e sociale della crisi per minare la democrazia occidentale. Un pericolo talmente grande che l’Europa parla di “infodemia“.
La Cina infatti, dopo essere stata accusata di aver lanciato troppo tardi l’allarme per il Covid 19, ha iniziato a sostenere delle tesi che hanno avuto come unico scopo quello di distogliere l’attenzione sui propri errori e scaricare, con abilità, le colpe sull’Unione Europea.
Ricordiamo tutti la retorica secondo cui gli autoritarismi sarebbero più efficaci nel combattere il virus, oppure che sarebbero stati i militari americani ad esportare il virus in Cina ,cercando di distogliere l’attenzione.
Dalla Cina sono arrivati messaggi del tipo: “L’UE non è in grado di gestire la crisi”, “La Cina ha salvato l’UE, mentre Bruxelles ha abbandonato gli Stati membri”.
Poco importa che quando l’epidemia scoppiò a Wuhan l’UE inviò sul posto una quantità di aiuti di gran lunga superiore rispetto a quelli ricevuti in un secondo momento dalla Cina. Si parla di tonnellate di equipaggiamento sanitario inviate in una prima fase emergenziale .
Questo a testimonianza del fatto che in realtà gli aiuti successivi da parte dei cinesi non fossero altro che l’oggetto di una becera propaganda contro le Istituzioni europee.
Cosi a fine marzo il 52% degli italiani percepiva la Cina come un partner amico, a fronte del 10% di gennaio.
Per queste ragioni a giugno 2020 l’UE lanciava un allarme di campagne di disinformazione e i servizi segreti olandesi denunciavano che era in corso una campagna globale condotta attraverso i social media e non solo, per descrivere la Cina come leader globale nella lotta al Covid e per sviare le accuse di aver peggiorato la crisi nascondendo l’epidemia.
In rete venivano condivisi milioni di volte messaggi in cui si diceva che Shengen sarebbe crollata perché aveva fallito e il Covid sarebbe la Chernobyl dell’UE e dell’alleanza atlantica.
Si assiste così ad una vera e propria chiusura verso la comunità scientifica da parte di un regime che ha sfruttato la crisi per inseguire senza scrupoli degli ignobili interessi geopolitici.
Il 18 giugno del 2020 il Parlamento europeo ha votato l’istituzione di una commissione speciale sulle ingerenze straniere in tutti i processi democratici dell’Unione Europea, inclusa la disinformazione. L’UE ha deciso di rafforzare le proprie azioni per fermare la diffusione della disinformazione sul coronavirus, contro questa “infodemia”, nel rispetto della libertà d’espressione.
Oltre agli effetti su salute pubblica ed economia, la pandemia del coronavirus stava causando un’altra ondata pericolosa: la diffusione massiccia della disinformazione ostacolando gli sforzi per contenere la pandemia in corso e incoraggiando attività criminali.
Il Parlamento ha avviato anche una collaborazione con il sito di Repubblica per spiegare come nascono e come contrastare le fake news nell’era Covid.
Anche la Commissione Europea ha monitorato con grande attenzione le azioni delle piattaforme digitali ai sensi del codice di buone pratiche sulla disinformazione.
Purtroppo però, nel dibattito pubblico è evidente come questo tema sia ancora troppo sottovalutato.
E’ necessario che, non solo le Istituzioni, ma tutti gli Stati membri promuovano con forza una strategia europea contro la disinformazione, le fake news e le ingerenze di Stati terzi.
E’ inaccettabile che nel 2021, ci sia ancora chi tenti di mettere in discussione i valori e i principi dell’Unione Europea e dell’alleanza Atlantica a dispetto di Regimi autoritari che fanno della propaganda e della censura il loro punto di forza. Roberto Tibaldi