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Triplicata la mortalità per infarto, l’allarme dei cardiologi: se si continua così, l’infarto farà più vittime del Covid-19

Francesca Trinchini di Francesca Trinchini
9 Maggio 2020
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La mortalità per infarto è triplicata, passando dal 4.1% al 13.7%, a causa della mancanza di cure (la riduzione dei ricoveri è stata del 60%) o dei ritardi (i tempi sono aumentati del 39%), causati dalla paura del contagio. Lo spiega Ciro Indolfi, presidente della Società Italiana di Cardiologia (SIC), a seguito di uno studio nazionale in 54 ospedali, nella settimana 12-19 marzo, durante la pandemia di Covid-19, confrontandola con lo stesso periodo dello scorso anno. La situazione rischia di bruciare 20 anni di prevenzione.

“Se questa tendenza dovesse persistere e la rete cardiologica non sarà ripristinata, ora che è passata questa prima fase di emergenza, avremo più morti per infarto che di Covid-19” afferma Indolfi, professore ordinario di cardiologia all’università Magna Graecia di Catanzaro. “L’organizzazione degli ospedali e del 118 in questa fase è stata dedicata quasi esclusivamente al Covid-19. Molti reparti cardiologici sono stati utilizzati per i malati infettivi, e per timore del contagio i pazienti  ritardano l’accesso e arrivano in condizioni sempre più gravi, con complicazioni che rendono molto meno efficaci le cure salvavita come l’angioplastica primaria”.

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“Il calo più evidente ha riguardato gli infarti con occlusione parziale della coronaria ma è stato osservato anche in ben il 26,5% dei pazienti con una forma più grave d’infarto” afferma
Salvatore De Rosa, coautore dello studio. “La riduzione dei ricoveri per infarto è stata maggiore nelle donne rispetto agli uomini e non solo i pazienti con infarto si sono ricoverati meno ma quelli che lo hanno fatto si sono ricoverati più tardi”.

Nonostante la pandemia si sia concentrata nel Nord Italia, la riduzione dei ricoveri per infarto è stata registrata in modo omogeneo in tutto il paese: nord e sud 52,1% e 59,3% al centro. “Una riduzione simile a quella dei ricoveri per infarto è stata registrata anche per lo scompenso cardiaco, con un calo del 47% nel periodo Covid rispetto al precedente anno” osserva Pasquale Perrone Filardi, presidente eletto SIC. “La riduzione dei ricoveri per scompenso cardiaco è stata simile tra gli uomini e le donne. Una riduzione sostanziale dei ricoveri è stata osservata anche per la fibrillazione atriale con una diminuzione di oltre il 53% rispetto alla settimana equivalente del 2019, così come è stata registrata una riduzione del 29,4% di ricoveri per malfunzione di pace-makers, defibrillatori impiantabili e per embolia polmonare”.

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