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Coronavirus, in Italia morti 10 operatori Caritas. Aumentano le richieste d’aiuto, ma anche i volontari giovani

Francesca Trinchini di Francesca Trinchini
2 Maggio 2020
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epa08393599 Head of the National Humanitarian Coordination Council, Hungarian Minister of State for Churches, Minorities and Civil Affairs Miklos Soltesz (L) packs aid parcels with members of the Caritas of the Archdiocese of Eger in Eger, Hungary, 30 April 2020. The Caritas of the Archdiocese of Eger provide help for 50 settlements in the territory of the archdiocese donating masks, hand sanitizers, detergents and durable food for the elderly, large families and vulnerable people stranded at home during the lockdown introduced due to the pandemic of the novel coronavirus COVID-19.  EPA/Peter Komka HUNGARY OUT

epa08393599 Head of the National Humanitarian Coordination Council, Hungarian Minister of State for Churches, Minorities and Civil Affairs Miklos Soltesz (L) packs aid parcels with members of the Caritas of the Archdiocese of Eger in Eger, Hungary, 30 April 2020. The Caritas of the Archdiocese of Eger provide help for 50 settlements in the territory of the archdiocese donating masks, hand sanitizers, detergents and durable food for the elderly, large families and vulnerable people stranded at home during the lockdown introduced due to the pandemic of the novel coronavirus COVID-19. EPA/Peter Komka HUNGARY OUT

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Caritas Italiana ha condotto un sondaggio tra le Caritas diocesane. Tra i dati emerge che “42 tra volontari e operatori sono risultati positivi al Covid-19 in 22 Caritas diocesane e in 9 Caritas si sono registrati 10 decessi”. Le strutture della Caritas non hanno mai spesso di operare, neanche nei giorni più duri dell’emergenza sanitaria, anche se è cambiata la modalità di erogazione dei servizi per cercare di evitare i contagi.

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Caritas Italiana, fin dai primi giorni dell’emergenza Covid-19, ha intensificato il contatto e il coordinamento di tutte le 218 Caritas diocesane in Italia. In questo quadro rientra una prima rilevazione nazionale condotta dal 9 al 24 aprile per verificare come sono cambiati i bisogni, le fragilità e le richieste intercettate nei centri di ascolto e/o servizi Caritas. Si conferma “il raddoppio delle persone che per la prima volta si rivolgono ai centri di ascolto e ai servizi delle Caritas diocesane rispetto al periodo precedente all’emergenza”. Cresce la richiesta di beni di prima necessità, cibo, viveri e pasti a domicilio, empori solidali, mense, vestiario, ma anche la domanda di aiuti economici per il pagamento delle bollette, degli affitti e delle spese per la gestione della casa. Nel contempo, aumenta il bisogno di ascolto, sostegno psicologico, di compagnia e di orientamento per le pratiche burocratiche legate alle misure di sostegno e di lavoro.

“Un dato confortante è il coinvolgimento della comunità e l’attivazione solidale che nel 76,2% delle Caritas monitorate ha riguardato enti pubblici, enti privati o terzo settore, parrocchie, gruppi di volontariato, singoli” sottolinea Caritas, parlando di “un fiorire di iniziative percepito anche a livello nazionale”. La campagna Caritas “Emergenza coronavirus: la concretezza della carità” ha raccolto finora più di 1,9 milioni di euro da parte di 3.760 offerenti. Oltre alle donazioni di singoli, si registrano quelle di aziende, imprese, comunità, parrocchie e altre Caritas nazionali.

Il monitoraggio svolto conferma che nel 59,4% delle Caritas sono aumentati i volontari giovani, under 34, impegnati nelle attività e nei servizi, che hanno consentito di far fronte al calo degli over 65 rimasti inattivi per motivi precauzionali. Di fronte al mutare dei bisogni e delle richieste, sono cambiati o si sono adattati anche i servizi e gli interventi, in particolare: i servizi di ascolto e accompagnamento telefonico con 22.700 contatti registrati o anche in presenza negli ospedali e nelle Rsa; la fornitura di pasti da asporto e consegne a domicilio a favore di più di 56.500 persone; la fornitura di dispositivi di protezione individuale e di igienizzanti a circa 290.000 persone; le attività di sostegno per nomadi, giostrai e circensi costretti alla stanzialità; l’acquisto di farmaci e prodotti sanitari; la rimodulazione dei servizi per i senza dimora; i servizi di supporto psicologico; le iniziative di aiuto alle famiglie per smart working e didattica a distanza; gli interventi a sostegno delle piccole imprese; l’accompagnamento all’esperienza del lutto.

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