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Coronavirus, nasce una task force di 500 infermieri volontari per lavorare nelle zone più colpite

Giulia Antenucci di Giulia Antenucci
27 Marzo 2020
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L’Aquila. Nasce l’Unità infermieristica per il Covid-19: 500 infermieri volontari per le zone più colpite. A darne notizia in una nota è la Fnopi, Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche. Una task force di infermieri volontari, selezionati in base alle esperienze professionali “ritenute necessarie” tra le domande che arriveranno entro le 20 del 28 marzo, farà parte di “Infermieri per Covid” e il personale sarà destinato dalla Protezione civile alle Regioni più colpite. A questi infermieri, dipendenti del Ssn, di strutture private anche non accreditate o liberi professionisti, verranno corrisposti 200 euro al giorno oltre allo stipendio o al guadagno già percepito e se non assicurati in modo specifico la Fnopi spiega che “ci penserà la Protezione civile, che rimborserà loro anche le spese di viaggio”.

Per far parte della task force non serve l’autorizzazione del servizio sanitario regionale di appartenenza, ma per i dipendenti, con contratti di qualunque tipologia, l’assenso della struttura di riferimento.

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“Una scelta obbligata”, commenta Barbara Mangiacavalli, presidente della Fnopi, “perché si affianca alla task force analoga di 300 medici, professioni che si sono dimostrate sul campo indispensabili per poter affrontare la pandemia, soprattutto nelle Regioni dove ormai si è al punto di saturazione. Una scelta naturale visto il coinvolgimento che istituzioni e cittadini riconoscono agli infermieri nell’emergenza. Dove però, purtroppo, oltre il 52% dei professionisti positivi sono nostri iscritti e dove i morti, nonostante l’età media più giovane della categoria, aumentano sempre di più e hanno ben superato i venti”.

“Una scelta – aggiunge – che riconosce la necessaria multiprofessionalità essendo le regole del tutto analoghe a quelle dei medici. E di questo dobbiamo ringraziare il ministro della Salute Speranza e la Protezione civile. Ora”, conclude Mangiacavalli, “serve la grande risposta degli infermieri che arriva ogniqualvolta c’è una chiamata da parte dei cittadini che chiedono aiuto”.

 

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