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Blasioli (Pd) su discarica di Bussi: copertura rovinata in più punti, porterò in Commissione la verifica delle condizioni attuali di sicurezza del sito

Redazione Cronaca di Redazione Cronaca
24 Novembre 2019
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Bussi. “Compito prioritario della Commissione regionale d’inchiesta su Bussi è quello di dare impulso all’avvio della bonifica del sito e alla sua reindustrializzazione, ma non possiamo non partire dalle condizioni attuali dell’area e dalle responsabilità sulla sua messa in sicurezza”, così il consigliere regionale Antonio Blasioli, componente della neonata Commissione d’inchiesta presieduta da Giovanni Legnini, che dopo l’insediamento di qualche giorno fa tornerà a riunirsi nel corso della prossima settimana.

“E necessario partire da questo per estendere la tutela ambientale a tutte le aree ricomprese nel Sin, territorio che unisce le province di Pescara e Chieti in cui ricadono gli 11 Comuni della valle, compresa Bussi,  e a valle c’è la città di Pescara che  alla foce del fiume accoglie le acque del Tirino – spiega Antonio Blasioli – Giorni fa ho fatto un sopralluogo alla discarica e ho potuto constatare di persona lo stato della copertura.

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Il progetto di messa in sicurezza d’ emergenza (MISE) è nato per evitare l’infiltrazione di acque meteoriche e l’ulteriore diffusione della  contaminazione dal sito. Ma il manto di “geotessile” impermeabile e isolante che copre il terreno contaminato, secondo quanto stabilisce il metodo del cosiddetto “capping”, appare aperto su più punti. E se questa tecnica è stata adottata per mettere in sicurezza il sito prima ancora della bonifica, perché la sua impermeabilizzazione avrebbe evitato che l’acqua piovana toccando i materiali della discarica potesse raggiungere la falda e il fiume Pescara, da subito si nota che ci sono ampie zone in cui tutto ciò non avviene più. In più parti la copertura è squarciata e sui teli ho visto scorrere una grande quantità d’acqua, malgrado il giorno del mio sopralluogo non avesse piovuto, tanto da interrogarmi anche sulla provenienza di questo quantitativo di liquidi. E’ dunque necessario accertare se tale stato vada a nuocere all’ambiente circostante e al vicino fiume che hanno già un’imponente ipoteca sulla loro salubrità e chi debba intervenire per verificare ed eventualmente ripristinare al più presto le doverose coperture.

Non voglio creare allarme sociale, ma è mia intenzione andare a fondo, cominciano dal chiedere spiegazioni. Chi deve provvedere alla manutenzione dei teli e del capping? Mi chiedo innanzitutto se la competenza sia del Comune di Bussi che è divenuto proprietario delle aree dall’accordo di programma del 3 maggio 2017 o spetti alla Edison, in forza dell’ordinanza provinciale. Così come, se alla luce di questa situazione l’Arta stia verificando i piezometri per controllare i valori (chiederò già domani di ricevere i dati) e se viene effettuato ancora l’emungimento dell’acqua dalla cabina situata a ridosso delle discariche 2 A e 2 B. E infine se forze dell’ordine e organismi inquirenti conoscano questa situazione, se si siano attivati per verificare il rispetto delle normative di sicurezza, sulla base delle rispettive competenze e se vigilino sulla sicurezza di centinaia di migliaia di cittadini che a valle delle due discariche potrebbero subire gli effetti di questo completo abbandono.

A prescindere da quali siano le risposte, credo sia necessario che questa situazione, potenzialmente pericolosa anche agli occhi di un non addetto ai lavori, non perduri. Chiederò un intervento immediato dei Carabinieri Forestali per procedere alla verifica e un sopralluogo sul posto con i soggetti preposti a intervenire, per ripristinare le coperture in urgenza”.

Una preoccupazione condivisa anche con gli interlocutori locali, voci civiche della comunità di Bussi: “Ci chiedono di  adoperarci per sbloccare le procedure che tengono fermi i lavori di bonifica dei siti inquinati – conclude Blasioli – Hanno ricevuto tante promesse che aspettano di vedere realizzate e temono che tale lunga attesa abbia avuto come conseguenza proprio il cedimento della messa e tenuta in sicurezza dei territori inquinati, a cui provvedeva Solvay. Ad una sommaria visita della discarica è facile rilevare che i terreni sembrano abbandonati e il piccolo impianto per la raccolta delle acque di falda sembra inattivo.

Chi controlla o meglio, chi dovrebbe e non controlla, il capping realizzato e la raccolta liquidi emulsi? Sono attualmente in corso tutte le opere previste per la sicurezza e bonifica superficiale? Una denuncia forte, che abbiamo il dovere di verificare prima di accollarcene l’eco ed è per questo che invito le forze dell’ordine, a ciò deputate, a fare un controllo, e con loro l’Arta”.

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