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Mareggiata, interviene il Comitato Dune Bene Comune: stop a stabilimenti, bisogna alleggerire le strutture

Giulia Antenucci di Giulia Antenucci
14 Novembre 2019
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Chieti. “Le foto raccolte ieri alla stazione di Tollo a Ortona, ma lo stesso è avvenuto, ad esempio, a Vasto marina, sono impietose: dove sono sopravvissute le dune e la vegetazione a fare da cuscinetto rispetto al moto ondoso non ci sono grandi danni”. A dichiararlo, in una nota, è il Comitato Dune Bene Comune, che commenta la violenta mareggiata che ha colpito, nelle ultime ore, la costa abruzzese. “Invece dove si è costruito sulla spiaggia eliminando ogni forma di naturalità si registrano criticità estreme”, si legge nella nota, “basterebbe leggere un manuale di ecologia marina e di geomorfologia per conoscere queste regole basilari eppure gli stessi rappresentanti dei balneatori e alcuni amministratori locali, come quelli di Ortona e Vasto, in questi mesi hanno continuato ad avanzare la loro ricetta a base di nuovi stabilimenti anche nelle residue zone costiere con le dune, a Vasto nel pieno di una riserva naturale e a Ortona in una delle zone più belle d’Abruzzo dal punto di vista paesaggistico”.

“Poi tutti a piangere lacrime di coccodrillo e a chiedere interventi sempre più pesanti e costosi, pagati dalla collettività”, sottolinea il Comitato Dune Bene Comune, “a nostro avviso è urgente un radicale cambio di visione, tenendo conto degli effetti dei cambiamenti climatici e del conseguente innalzamento del livello medio marino che si somma alle criticità derivanti dall’artificializzazione della costa. In tutti il mondo si stanno facendo piani e opere per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Qui si continua a progettare infrastrutture che dovrebbero funzionare per decenni senza tener conto di questi dati ormai acquisiti dagli scienziati. È sintomatico che mentre a New York il nuovo fronte mare è pensato proprio per difendere la città dalle onde a Pescara all’ex Cofa si sognano grandi insediamenti, praticamente tra mare e fiume”.

“La costa abruzzese non solo è tra le più cementificate d’Italia”, precisa il Comitato, “ma è anche tra quelle più a rischio secondo lo studio dell’Enea. È sconfortante il livello della discussione e della progettualità che vede nella costa una mera porzione di territorio da spremere nel brevissimo periodo senza tener conto dei limiti imposti dalla Natura. Si dice sempre di non costruire nell’alveo dei fiumi, perché prima o poi l’acqua si riprende cosa l’uomo ha tolto alla Natura. Con il mare e con le spiagge funziona allo stesso modo”.

“Quindi la ricetta è semplice”, continua, “bisogna dire stop a nuovi stabilimenti balneari lungo la costa abruzzese, rifare i piani del demanio costiero regionali e comunali per ridurre progressivamente le strutture più pesanti sul litorale, redigere piani comunali di mitigazione per gli effetti dell’innalzamento del livello marino e pianificare opere pubbliche”, conclude, “tenendo conto dei dati relativi ai cambiamenti climatici”.
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