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Cane rimane incastrato in cappio metallico da caccia nell’aquilano, ottavo caso in Italia in pochi mesi

Francesca Salvati di Francesca Salvati
5 Ottobre 2019
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L’Aquila. Ha atteso lungamente senza poter mangiare e bere. Per la cagnolina Jane, però, le cose potevano andare molto peggio. Stando a quanto diffuso il piccolo cane sarebbe stato ritrovato sul Monte Pettino (AQ), cinto da un cappio metallico al collo. L’arnese di caccia illegale posto dai bracconieri, la poteva uccidere dopo penose sofferenze.

Jane ora sta bene, salvata dai volontari che l’avevano con assiduità cercata.

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Sulla vicenda interviene il CABS, l’associazione specializzata in antibracconaggio, che ricorda come l’uso di tali strumenti sia purtroppo molto diffuso in Italia. A rischiare grosso non sono solo animali appartenenti alla fauna selvatica ma anche quelli domestici. “Solo negli ultimi mesi – hanno affermato i protezionisti – sono otto i casi dove sarebbero stati coinvolti cani. Ovviamente, sono solo quelli dei quali si è avuta notizia”.

Secondo il CABS il cane salvato sul Monte Pettino è stato preceduto nel mese di settembre da un grosso maremmano salvato dai Carabinieri Forestali e dai Vigili del Fuoco nei pressi di Lamezia Terme . Il povero animale era stato trovato con un cappio metallico stretto al collo; nei terreni vicini i militari rintracciavano poi ben sette cappi. Nello stesso mese, in provincia di Asti, un cane veniva liberato, sempre dai Carabinieri, da una treccia metallica lunga ben un metro e mezzo. Non molto tempo prima, un altro cane era rimasto bloccato dal cappio nei pressi di Pratella, in provincia di Caserta.

Il CABS sottolinea ancora una volta la vera e propria tortura causata da tali trappole. Sono finanche noti casi di autoamputazione della zampa bloccata dal nodo scorsoio mentre se il laccio arriva a cingere l’addome la morte sopraggiunge per rottura del diaframma. Infine il soffocamento che pone fine all’atroce agonia dei poveri animali rimasti bloccati per il collo.

Il CABS torna a chiedere l’inasprimento delle sanzioni che dovrebbero reprimere il diffuso bracconaggio in Italia e, nello specifico, l’uso di mezzi di caccia illegali. I reati previsti dalla legge di settore sono, infatti, tutti di natura contravvenzionale mentre, al pari di quelli che già oggi sono posti a difesa degli animali d’affezione, occorrerebbero i più potenti reati-delitti.

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